Rolex e National GeographicIl maestro della fotografia alla scoperta dei segreti del mare

Data di pubblicazione: giugno 2018clockTempo di lettura: 4 min 10 s
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Senza la fotografia, l’universo che si cela nelle profondità marine rimarrebbe sconosciuto per molti di noi.

di Becky Harlan
Un pesce pagliaccio maschio sorveglia determinato la sua covata ad Anilao, nelle Filippine. Il suo compito consiste nell’areare le uova e rimuovere i frammenti di detriti che si depositano su di esse fino alla schiusa. Mi piace questa immagine perché rappresenta la straordinaria attitudine genitoriale di questo pesce, cogliendoci di sorpresa. — David Doubilet

Il pioniere della fotografia subacquea David Doubilet pubblica la sua prima fotografia sul National Geographic nel 1972. Da allora, ha dedicato la sua vita a immortalare l’azione, la poesia e le emozioni che animano i nostri oceani, portandone la testimonianza in superficie per permettere a chiunque di ammirare queste meraviglie con i propri occhi.

Ho chiesto a Doubilet cosa lo ha spinto a iniziare e cosa lo motiva ancora oggi a nuotare nei nostri mari in continuo mutamento alla ricerca di storie da raccontare. Qui sotto è pubblicata un’edizione adattata dell’intervista, insieme ad alcune foto indimenticabili della sua carriera.

La nascita dei coralli, Isola di Heron, Grande barriera corallina. Abbiamo utilizzato un endoscopio, uno speciale obiettivo solitamente utilizzato in campo medico, costruito su misura e modificato per permetterne l’uso durante le immersioni subacquee. Grazie al minuscolo fish-eye delle dimensioni dell’unghia di un mignolo, siamo riusciti a scattare di notte un’immagine grandangolare dei quasi microscopici sacculi rosa di spermatozoi e cellule uovo rilasciati in acqua. — David Doubilet

Cosa l’ha spinta a intraprendere la strada della fotografia subacquea?

Quando avevo circa dieci anni, ero ossessionato da una foto pubblicata sulla rivista National Geographic, che ritraeva Luis Marden e il capitano Jacques-Yves Cousteau sul ponte della nave Calypso. Cousteau era una leggenda, un personaggio di fama internazionale. Luis Marden, un fotografo subacqueo di National Geographic, era il mio mito: volevo essere come lui, volevo portare in superficie le foto di un mondo segreto.

Qual è stata la prima foto che ha scattato sott’acqua?

I miei primi scatti erano patetici, delle disastrose immagini scure di pesci visti da dietro e piedi umani. Successivamente sono passato a un modello Leica precedente alla Seconda Guerra Mondiale, con un vero rivestimento in alluminio. A quel punto, ho iniziato a trascorrere ogni momento libero sott’acqua nel New Jersey o alle Bahamas con la mia macchina fotografica. Credo che i miei primi scatti riusciti siano state le foto dei sub in decompressione, fatte a Small Hope Bay quando avevo 13 anni. Ho vinto una bellissima medaglia di bronzo che conservo ancora oggi e a cui sono molto affezionato.

Com’era il settore a quel tempo?

Io e i miei colleghi seguivamo le orme dei grandi Hans Hass e Jacques-Yves Cousteau. Eravamo in pochi e facevamo fotografie subacquee con strumenti arretrati. C’erano possibilità nel settore, ma semplicemente perché un vero e proprio settore ancora non esisteva. Si parlava degli strumenti e di come migliorarli. Quella di produrre immagini di qualità è una sfida ancora attuale se si pensa che, nelle giornate migliori, si riesce a ottenere una buona visibilità fino a una distanza di trenta metri. Lavoravamo in un oceano popolato dalle creature più strane e meravigliose, ma combattevamo contro i limiti della luce, del tempo e della tecnologia. Era frustante perché vedevamo “fotografie” che non potevamo scattare.

Fino ad ora, qual è stato il momento più memorabile che ha vissuto in mare nel corso della Sua carriera?

Ho vissuto molti momenti magici e surreali in mare, come immergermi e nuotare con i leoni marini oppure lungo gli iceberg. C’è un ricordo, però, che è ancora particolarmente vivo e che continua a suscitare in me gioia e preoccupazione al tempo stesso. Ci siamo calati in mare da una barca vicino a Kimbe Bay, in Papua Nuova Guinea, e una piccola tartaruga embricata ci ha dato il benvenuto. Ha nuotato con me per tutta la durata dell’immersione, guardandomi alle spalle, riposandosi sui coralli, facendo uno spuntino di spugne e osservandomi mentre scattavo fotografie. Sono tornato alla barca diverse volte per cambiare le bombole e lei continuava ad aspettarmi in acqua. Doveva essere stanca all’ultima immersione della giornata, perché si è sistemata sulla mia bombola e si è riposata mentre io nuotavo per tutti e due. Quando ce ne siamo andati, ero sopraffatto dall’emozione di quell’incontro, ma ero anche divorato dall’ansia al pensiero che la tartaruga potesse avvicinarsi con altrettanta fiducia a una barca da pesca, finendo così in un mercato locale a cuocere al sole, in attesa di un acquirente.

C’è stato invece un brutto episodio? Qual è stato il momento peggiore?

Mi trovavo a Futo, in Giappone, per realizzare un servizio sulla penisola di Izu. Una mattina andai al porto per imbarcarmi e lo trovai chiuso. Chiesi quale fosse la ragione e la risposta fu: “Ci sono i delfini”. Iniziai a camminare lungo la baia credendo di trovare un branco di delfini, ma tutto ciò che vidi fu un mare di sangue rosso con delfini vivi, moribondi o già morti. Presi la macchina fotografica e iniziai a scattare immagini dai moli di cemento. I delfini erano stati attirati nella baia e catturati con delle reti. Il pescatore li afferrava uno ad uno per il muso squarciando l’arteria carotide, lasciando poi che nuotassero via fino a morire dissanguati. Le grida e i pianti dei delfini arrivavano fino a me, oltrepassando la mia pelle fino a scalfire la mia anima.

  • Un gruppo di leoni marini australiani si diverte su un soffice tappeto erboso oceanico nei pressi di Hopkins Island, nell’Australia meridionale.

  • Uno dei modi migliori per cogliere tutti gli aspetti di una barriera corallina è osservarla dall’alto. Il Great Detached Reef, nella parte settentrionale della Grande barriera corallina, deve affrontare l’impeto oceanico del Mar dei Coralli.

  • Alcune pastinache americane nuotano sui fondali della perfetta cornice oceanica di North Sound, sull’isola di Grand Cayman. Mi era stato assegnato un incarico sul posto e ne ho viste sette, ognuna con un nome diverso.

  • Un sottomarino a comando remoto (ROV) scende nelle acque di Suruga Bay, in Giappone, con il monte Fuji che si staglia sullo sfondo.

  • Uno Zero giapponese giace sulle soffici sabbie vulcaniche di Kimbe Bay, in Papua Nuova Guinea.

  • Dei pinguini antartici e dei pinguini Papua bisticciano e si riposano su una piccola isola di ghiaccio vicino a Dank Island, in Antartide.

  • Il dottor William Hamner emerge da uno strato di meduse Mastigias a Jellyfish Lake, un lago marino a Palau.

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Un gruppo di leoni marini australiani si diverte su un soffice tappeto erboso oceanico nei pressi di Hopkins Island, nell’Australia meridionale. Giocano come cuccioli sottomarini curiosi, tirando le pinne e le cinghie delle maschere da sub. Improvvisamente, sono scomparsi tutti insieme. Evidentemente sapevano qualcosa che a noi era sfuggito: un grande squalo bianco si aggirava attorno all’isola in cerca di cibo. — David Doubilet

Sono due esperienze molto intense, seppur agli estremi opposti. Che tipi di storie attirano il Suo interesse?

Quando ho iniziato a fare fotografie subacquee, l’universo sottomarino era avvolto nel totale mistero. Non stiamo parlando della paura degli squali; le persone temevano di annegare rimanendo incastrate con un piede nelle tridacni giganti. Ho cominciato la mia carriera fotografando le barriere coralline e i complessi strati che raccontano la loro vita. Ho iniziato a interessarmi agli ecosistemi temperati in Tasmania, Nuova Zelanda, Giappone, California e Columbia Britannica. Un servizio sui coralli del Pacifico poteva portare alla scoperta del relitto di una nave o di un aereo, aggiungendo quindi un tassello alla storia della Seconda Guerra Mondiale. Ho deciso di cimentarmi in servizi su temi meno noti ma che meritavano di essere raccontati, come l’estinzione delle anguille, le cernie giganti atlantiche e il Mar dei Sargassi.

Attualmente mi occupo dei mutamenti del mare, sto nuotando dal polo all’equatore per documentarli. Gli iceberg mi affascinano perché sono la metafora perfetta del mare: solo una piccola parte è visibile ad occhio nudo. A Red Island, nel fiordo Scoresby Sund in Groenlandia, c’è un luogo popolato di sculture di ghiaccio, un “giardino di iceberg”, che, seppur magnifico, racconta la tremenda realtà dello scioglimento dei ghiacciai. Voglio fotografare il volto del cambiamento climatico, in modo che più nessuno possa ignorarlo. Abbiamo trovato quel volto nel servizio per il National Geographic al Golfo di San Lorenzo, nello sguardo di un cucciolo di foca della sella nato sulla banchisa. Le elevate temperature hanno creato un’instabilità nei ghiacci del golfo, portando il tasso di mortalità di questi cuccioli dalla pelliccia bianca quasi al 100%.

Una tartaruga embricata nuota attraverso un mare di pesci pipistrello e barracuda a Kimbe Bay, in Papua Nuova Guinea. La tartaruga ci ha accolto quando siamo entrati in acqua ed ha nuotato con noi durante tutta l’escursione, riposandosi sulle nostre bombole quando era stanca. — David Doubilet

Quello che fa è molto di più che catturare la bellezza di meraviglie di altri tempi. Le Sue immagini raccontano una storia. In che modo lo storytelling influenza la Sua fotografia?

Il mio approccio alla storia consiste nel cercare di immaginare un modo diverso per affrontare il tema. Ad esempio, i nudibranchi sono piccole e delicate lumache di mare altamente tossiche che, attraverso il loro aspetto selvatico e i loro colori brillanti, lanciano un avvertimento: “Mangiami e morirai”. Nonostante si mimetizzino nell’ambiente marino, volevo far conoscere al mondo queste creature attraverso un’immagine reale, come in un vero incontro faccia a faccia. Ho costruito un mini-studio in Plexiglas montato su un treppiede e l’ho trasportato a nuoto a 3, 15, 30 metri, ovunque si trovassero i nudibranchi. Un esperto conoscitore della specie si è occupato di spostare delicatamente le lumache nello studio, permettendomi di fotografarle come fossero fotomodelle prima di rimetterle esattamente al loro posto. Le immagini sono diventate inaspettatamente virali, al punto che qualcuno ha creato il sito web “Pimp my nudibranch”.

Cosa la spinge a passare la Sua vita in acqua, nuotando in tutto il mondo per scattare fotografie?

Continuo a nuotare e a scattare fotografie perché credo nel potere educativo, evocativo e celebrativo delle immagini. Le fotografie parlano un linguaggio universale capace di conquistare i cuori, cambiare le mentalità e perfino i comportamenti. Gli oceani sono davvero in pericolo e se lo sono gli oceani, lo siamo anche noi.

Cosa possiamo fare?

Ogni giorno deve essere la Giornata Mondiale dell’Oceano. I piccoli cambiamenti possono fare una grande differenza. Mangiamo prodotti ittici sostenibili. Ricicliamo e riduciamo al minimo l’utilizzo della plastica nella vita di tutti i giorni. Partecipiamo a progetti di scienza civile. E andiamo a conoscere l’oceano: il mare ci aspetta senza appuntamento.

  • Stavo fotografando la Grande barriera corallina sull’isola di Heron quando, nuotando, sono passato accanto a un pesce pappagallo arcobaleno. Stava dormendo e sembrava sorridere con i suoi bianchissimi denti scintillanti.

  • Un cucciolo di foca della sella dalla pelliccia bianca aspetta pazientemente il ritorno di sua madre nel Golfo di San Lorenzo, in Canada.

  • Padre e figlio, entrambi pescatori, attraversano un giardino di coralli in acque poco profonde. La foto è stata scattata nei pressi di un’isola vicina alla punta di una penisola a Kimbe Bay, in Papua Nuova Guinea.

  • Un nudibranco Chromodoris sembra sorridere alla macchina fotografica nel mini-studio sottomarino, creato appositamente per fotografare queste dive del mare, tossiche e colorate.

  • Un delfino si arrende alla morte in un mare di sangue, durante l’annuale caccia ai delfini di Futo, in Giappone.

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Stavo fotografando la Grande barriera corallina sull’isola di Heron quando, nuotando, sono passato accanto a un pesce pappagallo arcobaleno. Stava dormendo e sembrava sorridere con i suoi bianchissimi denti scintillanti. Li usano per mordere e masticare pezzi di corallo, producendo una sottile sabbia bianca. Mentre fotografavo quel sorriso ammaliante, non ho potuto fare a meno di pensare al mio dentista. — David Doubilet

National Geographic ha prodotto questo contenuto nell’ambito della partnership siglata con Rolex per promuovere l’esplorazione e la conservazione ambientale. Le due entità uniscono le loro forze per assistere i pionieri dell’esplorazione e i loro successori allo scopo di proteggere le meraviglie del pianeta.

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