Brian GittaEffettuare test rapidi per la malaria senza campioni di sangue

Data di pubblicazione: 2019icon-clockTempo di lettura: 2min 29s
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Quest’anno in tutto il mondo circa 220 milioni di persone si ammaleranno di malaria e quasi mezzo milione – per la maggior parte bambini – ne moriranno. Ma se l’informatico ugandese Brian Gitta riuscirà a diffondere la sua nuova, importante invenzione, queste cifre si ridurranno sensibilmente.

ubicazioneUganda

La chiave per riuscire a curare la malaria è la diagnosi precoce. I test in uso attualmente richiedono un campione di sangue, un microscopio e personale qualificato – non sempre disponibili nei Paesi in via di sviluppo –, ma Gitta e il suo team hanno creato un dispositivo elettronico portatile che fornisce un’analisi affidabile in meno di due minuti, senza bisogno di un prelievo ematico. Questo nuovo test comporta un notevole miglioramento in termini di velocità e convenienza, dato che il test al microscopio richiede almeno 30 minuti, e i campioni di sangue devono essere inviati in città lontane.

Gitta e i suoi colleghi hanno un forte coinvolgimento nell’impresa anche perché tutti i membri del suo team thinkIT sono stati colpiti da questa malattia del sangue trasmessa dalle zanzare. “ll mio team ed io siamo originari della regione subsahariana, per cui abbiamo sperimentato diversi episodi di malaria anche in prima persona. Non so quante volte l’ho avuta da quando ero bambino”, ricorda.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’80% dei casi di malaria si concentra in 15 Paesi situati in Africa subsahariana e Asia meridionale. Cinque paesi da soli contano circa la metà dei casi di malaria totali: Nigeria (25%), Repubblica Democratica del Congo (11%), Mozambico (5%), India (4%) e Uganda (4%). In tutto il mondo, il 61% delle vittime della malaria sono bambini.

La passione di Gitta per l’informatica è nata quando era piccolo, grazie ai videogiochi. Diversi anni fa, avendo sofferto di frequenti attacchi di malaria, gli è venuto in mente che avrebbe potuto usare le sue competenze informatiche per risolvere quella che è una vera e propria questione di vita o di morte.

ll mio team ed io siamo originari della regione subsahariana, per cui abbiamo sperimentato diversi episodi di malaria anche in prima persona. Non so quante volte l’ho avuta da quando ero bambino.

Dopo aver creato cinque generazioni di prototipi, ha sviluppato un nuovo dispositivo, il Matiscope, in cui i pazienti devono inserire un dito pulito per ricevere una diagnosi. Questo apparecchio portatile è in grado di individuare la presenza del parassita della malaria utilizzando luci e magneti. Quando vive nel sangue umano, il parassita rilascia cristalli di una sostanza chiamata emozoina, i quali, contenendo un atomo di ferro, sono magnetici. Il Matiscope utilizza dei magneti per rilevare la presenza di questi cristalli nel sangue dei pazienti. Al tempo stesso, un raggio di luce illumina il dito misurando i cambiamenti nel colore, nella forma o nella concentrazione dei globuli rossi, che sono gli indicatori fisici della malaria. I risultati vengono combinati usando l’intelligenza artificiale per ottenere una diagnosi tempestiva, in particolare quando la malattia è ai primi stadi ed è difficile da individuare. Gli esiti possono poi essere condivisi istantaneamente con le autorità sanitarie governative, con i ricercatori medici e con le industrie farmaceutiche per migliorare la conoscenza e il controllo della malattia.

L’attuale versione del Matiscope può raggiungere un’accuratezza diagnostica dell’80%, ma per poter essere il più efficace possibile sul campo deve arrivare almeno al 90%. Nel contempo, Gitta deve convincere il personale medico, nonché i pazienti, abituati da sempre a ricorrere ai prelievi di sangue, che questa tecnologia non invasiva può essere altrettanto affidabile, più economica e molto più rapida.

Il Matiscope attualmente è alla seconda fase dei test clinici, che coinvolgeranno più di 300 pazienti, per determinarne l’affidabilità in confronto ai migliori strumenti diagnostici attualmente disponibili. Gitta e il suo team hanno finora completato i test per oltre 50 pazienti e lo stanno testando su ulteriori soggetti. Se il Matiscope supererà questa fase, verrà testato dapprima su oltre 1.000 persone e quindi su diverse migliaia di pazienti, per verificarne la sicurezza e l’efficacia. Dopodiché, Gitta ha in programma di metterlo a disposizione degli ospedali prima in Uganda e poi nei paesi limitrofi, fra cui il Kenya. Nel 2019 il team ha inoltre avviato la fase pilota di yotta, una piattaforma che punta a sorvegliare la malaria in tempo reale. Dieci ospedali sono stati selezionati per raccogliere dati sulla diagnosi della malaria, il suo trattamento e i risultati dei test in diverse località nel corso degli ultimi sei mesi.

“La malaria è una malattia curabile se si sa di averla contratta. Una diagnosi rapida consente al paziente di reagire subito, il che può salvare la vita a lui e ad altre persone. Sono felice di poter rivoluzionare la lotta a questa malattia. Lo faccio con molta umiltà, ma anche divertendomi”.

  • 228 milioni

    Casi di malaria nel mondo nel 2018

  • 93%

    Percentuale dei casi mondiali verificatisi in Africa

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